LO STRESS:COME FUNZIONA?

Aggiornamento: 6 apr


“Quello che conta non è l’eliminazione dello stress, che sarebbe come eliminare la vita, ma la sua gestione, per la quale non c’è una formula di successo uguale per tutti, anche se la strada da seguire è uguale per tutti: vivere in armonia con le leggi della Natura, stabilendo il proprio personale ritmo di marcia” 
Hans Selye.


Lo stress è una delle malattie tipiche del nostro tempo ed è collegato a più piani di funzionamento della persona, non soltanto neurochimici, non soltanto emotivi o cognitivi, ma anche neurovegetativi, muscolari (Rispoli, 2016). Il problema però non è l’evento stressante, perché è impossibile controllare ed eliminare a priori gli elementi stressanti. Un evento stressante produce lo stress temporaneo, che è adattivo e benefico per poter intervenire e risolvere situazioni e problemi urgenti e tempestivi con tutte le sue risorse attivate. Quello che è grave per la salute dell’essere umano è il trasformarsi dello stress da temporaneo in cronico (Rispoli, 2016)

La “Teoria della trasduzione del segnale sociale della depressione“ (Slavich e Irwin, 2014) afferma che lo scopo primario del cervello umano è quello di garantire la sopravvivenza esaminando continuamente l’ambiente sociale e far fronte alle minacce. Per sopravvivere a questi stressor si attiva il “sistema dello stress” che mobilita tutto l’organismo, il sistema nervoso simpatico, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenale, il nervo vago, sistema energetico e antinfiammatorio. Lo stress è un malattia tipica del nostro tempo, della nostra società e viene anche chiamata sindrome generale di adattamento (SGA) in quanto il funzionamento alla base dello stress ha lo scopo di ristabilire l’omeostasi e allostasi in seguito ad una minaccia reale o percepita stressante (Chrousos, 2009; Selye, 1936). La definizione si stress potrebbe essere: l’insieme delle modificazioni aspecifiche dell’organismo esposto all’azione di un agente stressante.

Già negli anni venti il fisiologo statunitense Cannon introduce il termine “stress” sviluppato intorno al concetto del “fight o flight” cioè “combatti o fuggi” ovvero due reazioni istintive che attivano dei meccanismi che consentono di affrontare situazioni di pericolo.

Negli anni trenta Seyle attraverso delle sperimentazioni nel campo dell’endocrinologia, osservò la presenza di alcune risposte fisiologiche come ulcere, ghiandole surrenali ingrossate, tessuti immunitari ingrossati, nei ratti esposti a stimoli poco piacevoli come freddo, farmaci o eccessivo esercizio fisico. Da quel momento iniziarono le formulazione delle teorie sul funzionamento dello stress.

Nello specifico la risposta allo stress è articolata in tre fasi:

  1. una prima fase di allarme

  2. una seconda fase di adattamento o resistenza

  3. una terza fase di esaurimento in cui le difese crollano di fronte al protrarsi della situazione stressante.

Non sempre il tipo di risposta dell’organismo ha un effetto negativo, anzi, spesso ci si ferma alla fase di adattamento in cui le modificazioni biologiche permettono all’organismo di resistere alle stimolazioni provenienti dall’esterno. A tal proposito sono stati coniati i termini di “eustress” o stress buono e di “distress” o stress negativo (Selye, 1974). Mentre l’eustress è una forma attivazione adattiva per poter raggiungere un obiettivo, lo stress negativo o distress si ha quando le condizioni di attivazione dell’organismo, permangano anche in assenza di stressor oppure quando l’organismo reagisce a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata, mantenendo l’organismo in un costante stato di emergenza.

Per una situazione ottimale all’allarme e all’attivazione dovrebbero seguire la disattivazione e l’allentamento; fasi che permettono il rigenerarsi dell’organismo a tutti i suoi livelli. Una buona regolazione neurovegetativa è altrettanto importante, ed è intimamente legata ai problemi di ansia, di stress, di attivazione esagerata e cronica. Per quanto riguarda il funzionamento dello stress le ricerche evidenziano come si mettano in azione le stesse aree dei disturbi depressivi. In particolare il modello funzionale che ha uno sguardo sistemico sullo stress spiega che:


I neurotrasmettitori implicati nello stress sono numerosi: il CRF, l’ACTH, la serotonina, il cortisolo, la noradrenalina. Esiste un sistema peptidico del piacere, collegato alle endorfine e alle encefaline; esiste un circuito GABA, dell’acido gammaaminobutirrico; esistono ancora altri mediatori. Anche i recettori sono numerosi e diffusi in tutto l’organismo (non solo a livello celebrale): il midollo spinale, il tronco-encefalo, il cervelletto, con evidenti connessioni alle aree limbiche e alle aree corticali (emozioni e razionalità)

Rispoli, 2011


Snodo fondamentale per la risposta agli stressor è l’amigdala, considerata il centro di elaborazione e integrazione delle emozioni (Mason 1971). Indipendentemente dalla loro natura, gli stressor attivano primariamente il sistema limbico che si rivolge ai nuclei paraventricolari dell’ipotalamo. A questo punto il sistema dello stress è organizzato in due vie che agiscono in sinergia: per via nervosa, attraverso il sistema simpato-adreno-midollare e per chimica attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

Dai nuclei paraventricolari dell’ipotalamo parte una segnalazione nervosa molto rapida che stimola da una parte la reattività cerebrale e la rapidità di elaborazione delle informazioni derivanti dalle vie sensoriali e motorie attraverso il Locus Coeruleus, e dall’altra il sistema nervoso autonomo simpatico che mette l’organismo in uno stato di attivazione generale attraverso il rilascio di adrenalina e noradrenalina che stimola vari organi viscerali tra cui vasi, cuore, polmoni, muscoli e ghiandole e inibisce altri la cui attivazione in un momento d’emergenza non è di primaria importanza. Inoltre il sistema simpatico stimola per via diretta il surrene al rilascio di adrenalina, noradrenalina con azione di rinforzo sui visceri già attivati. Dalla stimolazione ipotalamica si attivano inoltre nuclei cerebrali che liberano endorfina con un effetto sulla modulazione delle soglie del dolore.

Allo stesso tempo, ma in maniera meno immediata ha inizio la segnalazione chimica attraverso l’asse l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che ha come esito finale la produzione di glicocordicoidi e per la maggior parte cortisolo con conseguente rilascio di glucosio per l’organismo. Il cortisolo è dunque implicato nella modulazione della funzioni cardiovascolari, la ritenzione dei liquidi, il metabolismo, il sistema immunitario e le funzioni cerebrali. Molte altre sostanze sono secrete in fase di stress: la vasopressina, la dopamina, il GH ovvero l’ormone della crescita e le endorfine che modificano le soglie del dolore.

In risposta allo stress il cortisolo attiva il sistema immunitario che rilascia le citochine pro-infiammatorie, proteine deputate alla risposta infiammatoria e che se in eccesso alla fine possono causare varie malattie. A tal proposito sono stati condotti molti studi che hanno evidenziato una serie di alterazioni immunitarie indotte dallo stress e come esso sia associato a molte malattie infiammatorie o autoimmuni. La patogenesi dei disturbi indotti dallo stress derivano dallo squilibrio del sistema nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico). Vengono considerati gli effetti dello stress cronico sul sistema metabolico, cardiovascolare, respiratorio, immunitario guardando i disturbi come diabete, problemi gastrointestinali, cefalee, dolore cronico, invecchiamento precoce, artrite dermatiti, cancro e alcuni disturbi psichiatrici come “malattie da stress” (Sapolsky 2007).


Far fronte allo stress: il filtro funzionale


Il modello funzionale, nella teoria generale dello stress, introduce il concetto di “filtro Funzionale” che può essere spiegato come la valutazione percettiva globale dello stimolo stressogeno. Questa valutazione viene fatta attraverso i sistemi neurochimici, emotivi, neurovegetativi, muscolari, cognitivi, fisiologici, ormonali integrati fra di loro. (Rispoli,2016). La storia individuale e le esperienze negative stratificate possono aver alterato questo filtro per cui eventi, anche i meno gravi, vengono vissuti come allarmanti e pericolosi mantenendo l’organismo in uno stato di attivazione persistente e non consentendo di ritornare allo stato primario di allentamento e benessere. L’organismo nella sua interezza “si ammala” e inizia a mostrare alterazioni nelle diverse funzioni e a livello di tutti i sistemi integrati, alterazioni che se non riequilibrate tenderanno a cronicizzarsi ulteriormente ed aggravarsi, portando a veri e propri sintomi e psicopatologie. (Rispoli, 2016)

E’ stato dimostrato che la storia personale e le esperienze di base attraversate sono fondamentali per uno sviluppo sano: nello situazioni di stress e psicopatologiche, i funzionamenti di fondo della persona sono alterati e vanno ad influire sullo stato generale di benessere.

In queste situazioni la psicoterapia interviene nel recuperare, riarmonizzare ed integrare le esperienze di base attraverso obiettivi terapeutici precisi e tecniche che agiscono sull’intero Sistema Sè.

E' importante agire nella direzione di integrare concretamente tutti i Sistemi psichici e corporei di cui oggi si parla, cercando di tenere conto delle connessioni tra Sistema Nervoso, Endocrino, Immunitario, Percettivo, Sensoriale, Motorio, Posturale, Neurovegetativo, Respiratorio ed Emotivo.

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