Il Corpo in Psicologia. Esperienza incarnata e Funzioni psicocorporee.

Questo articolo nasce dalla riflessione sul ruolo che la scienza psicologica ha nello studio dell’ uomo e delle interazioni umane, frutto non solo di processi cognitivi, ma anche di scambi emotivi e sensazioni corporee.


È lecito che la psicologia, dal greco psiche (spirito, anima, respiro) e (logos, discorso, studio), si occupi di “corporeità?



Storicamente se ne è parlato sia in termini di dualismo mente-corpo (organico e spirituale, bios e logos, res exstenza e res cogitans, fattori fisiologici o fattori psicologici) sia in termini di estrema connessione in cui il corpo è visto come il prodotto di processi sociali, storici e culturali (Mattalucci e Ylmaz, 2003). Nelle società primitive il corpo era il centro di “irradiazione simbolica”, un corpo comunitario (Galimberti, 1983) : la nascita e la morte non sono solo come eventi biologici, ma rapporti sociali, intrisi di ritualità collettive.


Al fine di studiare e conoscere la “psiche”, la psicologia, accostandosi al metodo scientifico, ha provato a “spiegare” cosa è, dove è localizzata, come funziona, e ogni teorizzazione ha dovuto far i conti con la dimensione corporea dell’ uomo. Prima della sua nascita come disciplina scientifica la riflessione su questo tema era di pertinenza dell’ arte e della filosofia, da Saffo ad Omero da Platone ad Aristotele, da Cartesio a Locke si parlava dell’ essenza dell’ anima e si proponevano argomentazioni più o meno plausibili sulla mente, sul pensiero, sulle percezioni, sull’esperienza. Successivamente, da quando la psicologia è stata formalizzata come scienza indipendente, (Wundt nel 1873/74 pubblica “Fondamenti di psicologia fisiologica”, considerata la prima opera sistematica della psicologia moderna) sono nati tantissimi modelli che hanno iniziato a riflettere e studiare i processi umani guardandoli da differenti angolature. Letterati e filosofi prima, poi strutturalisti, comportamentisti, cognitivisti, dinamici, costruttivisti, funzionalisti, neuroscienziati, interazionisti, ecc, parlano di "psiche" in maniera differente, attraversando metafore quali respiro vitale, anima, scatola nera, schemi, magazzino, computer, mappa, inconscio, scambi neuronali, interazione, presenza ecc..


Sembrerebbe però ancora poco chiaro come la dimensione corporea possa rientrare nell’ambito della ricerca psicologica.


”A partire dalla nozione di

corpo vivo, si apre forse lo spazio

per pensare al di là del dualismo io-corpo”


Vincenzo Costa, I modi del sentire


Per superare la dicotomia corpo-mente e quindi legittimare il tema della “corporeità” tra gli ambiti di pertinenza della psicologia, è necessario pensare ad una unitarietà di fondo che non cada nel riduzionismo o in teorie troppo generiche e olistiche (Rispoli, 2012).

L’ambiguità della presenza corporea, che ha alimentato il dualismo io- corpo, è quella di essere insieme “soggetto del mondo” e “oggetto nel mondo”, e nella possibilità di studiarne i processi come ente anatomico e come soggetto dell’ esperienza che costruisce significati attraverso percezioni e intenzioni. L’ esperienza del dolore fisico richiama quell’ ambiguità di cui siamo composti: da un lato la causa oggettiva e fisiologica del dolore ma anche l’esperienza del dolore stesso: dire “ho male al piede” è come dire “il mio piede ha male” dando al corpo una dimensione affettiva (Faccio, 2007).


Si tratta dunque di andare oltre l’ ambivalenza e iniziare ad osservare la persona come un organismo complesso in cui, non ci sono parti, non ci sono mente e corpo ma un Sé integrato, frutto di una precisa organizzazione di funzioni psicocorporee: le emozioni, l’immaginazione, i ricordi, la razionalità, il simbolico, i movimenti, le posture e i sistemi fisiologici interni (sensazioni, sistema neurovegetativo, sistema neuroendocrino, respirazione, tono muscolare).

La psicologia Funzionale (Rispoli, 1994) che abbraccia il paradigma della complessità di Morin, parla di integrazione tra il sistemi: quello cognitivo, emotivo, il sistema nervoso centrale, il sistema neurovegetativo, il sistema endocrino, immunitario, e il sistema senso-motorio. Questa visione permette di guardare ad ogni individuo nella sua complessità, superando una visione piramidale mente-corpo per condividere una visione circolare in cui tutti i piani psicocorporei contribuiscono in modo paritario alla complessa organizzazione della persona. In una situazione di disagio e sofferenza, è tutto l’organismo che si altera e non solo il corpo o la mente.

Delle volte intervenire a partire da un piano corporeo consente di accedere in maniera immediata ai vissuti, emozioni e pensieri, come è ugualmente possibile che un intervento specifico sui processi cognitivi o emotivi possa riequilibrare anche disturbi inerenti al livello fisiologico-posturale.


Niente è solo mentale o solo corporeo, ogni esperienza di vita mette in gioco l’intero Sé, che si organizza di volta in volta, in una determinata configurazione di funzioni psico-corporee.


In tal senso, se consideriamo tutta l’ esperienza umana come esperienza incarnata, cioè vissuta anche attraverso le funzioni corporee, la psicologia, non solo è legittimata ad occuparsi di corporeità, ma ancor di più diventando la scienza dell’ esperienza, ha come oggetto di studio il “mondo della vita” nella sua complessità, fatto di percezioni, di modi di sentire, di azioni, di valutazioni e decisioni, di movimenti reali, immaginati o sognati, di vissuti personali e di significati condivisi.



Dott.ssa Ilaria Specchia

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